VISUAL/PERFORMATIVE ART

 

 

CHE NE E' DELLA STREET ART DOPO BOLOGNA?*

 

di Lavinia Savini

Il fatto è noto: Blu, uno degli street artist italiani di maggior rilievo, ha deciso di cancellare i murales da lui realizzati a Bologna nel corso degli ultimi venti anni, in segno di protesta. Il percorso di cancellazione è terminato con l’imbiancatura delle pareti del centro sociale XM24 che ospitavano #OccupyMordor la sua opera, forse, più celebre. Solo qualche settimana prima anche lo street artist Ericailcane aveva espresso la sua disapprovazione attraverso la realizzazione di un nuovo murales che raffigura un topo intento a grattare i muri. Opera corredata di un significativo titolo, Zona derattizzata, e di altrettanto significativa didascalia “Area bonificata da tombaroli, ladri di beni comuni, sedicenti difensori della cultura, restauratori senza scrupoli e curatori prezzolati, massoni, sequestratori impuniti dell’altrui opera dell’intelletto, adepti al Dio denaro e loro sudditi”.

 

È altrettanto noto che tali proteste sono rivolte contro la mostra “Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano”, che aspira ad essere una grande retrospettiva dedicata alla storia della Street Art. Secondo quanto dichiarato dagli organizzatori, le opere provengono in parte dal mercato, in parte sono state commissionate e realizzate site specific e solo in minima parte sono state asportate da muri privati della città di Bologna, peraltro in via di demolizione. Tra queste ultime, alcuni lavori di Blu. E l’operazione dovrebbe avere finalità di conservazione, archiviazione e musealizzazione delle opere.

 

L'acceso dibattito mediatico che ne è seguito e che tiene banco da settimane, anche sui media esteri, evidenzia quanto il progetto di Genus Bononiae, promotrice della mostra, abbia diviso l’opinione pubblica e gli stessi artisti coinvolti. Se alcuni tra questi hanno manifestato anche pubblicamente forte contrarietà nei confronti dell'iniziativa, altri hanno espresso il loro favore. La vicenda si presta a valutazioni sotto diversi profili. Nello specifico, scindiamo l’aspetto etico e culturale da quello meramente giuridico.

 

Anzitutto, occorre sottolineare che la vicenda in questione si presenta complessa per la mancanza di precedenti giurisprudenziali in termini, non solo in Italia ma anche in Europa, in quanto l'operazione bolognese sembra essere la prima che si interroga sul destino delle opere di Arte Urbana di questo tipo.

 

Inoltre, si osservi come in Italia non esistano neppure precedenti giurisprudenziali specifici sul diritto morale d’autore relativamente alla Street Art. I motivi di tale vuoto giurisprudenziale risiedono nella natura stessa delle opere, nate con la prerogativa di essere prodotte in clandestinità e in maniera illecita, quale forma di arte libera, informale e svincolata dalle istituzioni. Da qui si comprende anche il ricorso a pseudonimi da parte degli artisti che non vogliono farsi riconoscere. Non stupisce, quindi, la mancanza di sentenze riguardo i diritti d'autore di opere di Street Art.

 

Venendo al diritto, le opere dell'artista Blu oggetto di stacco provengono, come si è detto, da muri di proprietà di un soggetto privato che ne avrebbe autorizzato lo stacco trattandosi di muri in demolizione. Per il principio giuridico dell’accessione (di cui all’art. 936 del codice civile) si ritiene ormai pacificamente che il proprietario del muro ove è stata realizzata un'opera di Street Art diventi proprietario dell’opera. Che però, come qualsiasi proprietario di un'opera d'arte, non diventa titolare anche dei diritti d'autore sull'opera, spettanti esclusivamente agli autori. I diritti d'autore si dividono in diritti patrimoniali d'autore, aventi ad oggetto lo sfruttamento economico dell'opera, liberamente cedibili da parte dell'artista, e diritti morali d'autore, incedibili ed irrinunciabili da parte dello stesso. Tali diritti sono compiutamente disciplinati dalla legge sul diritto d’autore, legge del 22.04.1941 n° 633.

 

Le opere di Street Art nascono come opere illecite, in quanto la loro realizzazione, in genere non preventivamente autorizzata su muri o beni (si pensi ai vagoni ferroviari o della metropolitana), pubblici o privati, costituisce una condotta penalmente rilevante. Tali opere sono, però, comunque tutelate dal diritto d'autore poiché la legge tutela l’opera dell’ingegno avente carattere creativo (all'art. 1) per il solo fatto di essere stata creata. Tra i criteri di tutela non è richiesta la liceità dell’opera, che quindi è protetta anche se illecita o, per esempio, contraria al buon costume. E arriviamo al punto nevralgico della questione. Secondo quanto dichiarato dall'organizzazione il progetto sarebbe stato comunicato preventivamente ai writers coinvolti Blu, Ericailcane, Dado e Cuoghi Corsello. Alcuni di loro avrebbero aderito in maniera entusiastica al progetto mentre altri, come Blu ed Ericailcane, non avrebbero preso posizione, per poi reagire come sappiamo. Si può allora affermare che siano stati violati, attraverso questo progetto, i diritti morali e/o patrimoniali d'autore dei writers che hanno di fatto e successivamente manifestato il loro disaccordo? Il progetto espositivo di Genus Bononiae, attraverso la musealizzazione, ha violato il diritto morale dell'artista di strada di "restare in strada"?

 

Tenderei ad escludere, come da qualcuno ventilato, una violazione del diritto patrimoniale d'autore dell'artista all'esposizione pubblica della sua opera, tanto per i murales oggetto di strappo quanto, a maggior ragione, per quelli provenienti dal mercato. Astrattamente, infatti, il proprietario di un'opera d'arte ha il diritto di cederla liberamente a terzi e di farla circolare, così come il diritto di esporla (in gallerie, musei, eccetera), a maggior ragione se l'opera è stata immessa dall'artista stesso nel circuito commerciale.

 

Il limite della liceità di tali condotte è costituito, però, dal diritto morale d'autore. L’articolo 20 della legge 633/1941disciplinando i diritti morali d'autore, sancisce che “indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera, ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione”. L’azione di Blu può, quindi, rappresentare la reazione di chi lamenta una violazione del proprio diritto morale d’autore. Occorre quindi valutare se un’operazione finalizzata all’esposizione, all’archiviazione e alla conservazione dell’opera di un autore, e non alla vendita, sia configurabile come atto a danno dell'opera stessa che possa recare pregiudizio alla reputazione e all'onore dell'artista ai sensi dell'articolo 20 della legge 633/1941.

 

Anche Bansky nel 2014 fece un gesto di contestazione disconoscendo la paternità di alcune sue opere oggetto di una mostra organizzata da Sincura Group a Londra, non autorizzando le vendite. Ma in quel caso le opere furono asportate dai muri senza la sua autorizzazione per poi essere vendute.

 

Ritengo che si possa dare un giudizio in merito alla sussistenza o meno del "pregiudizio alla reputazione e all'onore dell'artista" solo traendo spunto dal ragionamento logico-giuridico effettuato nei pochi precedenti giurisprudenziali riguardanti il diritto morale d’autore e contestualizzando i fatti, sulla base di ciò che effettivamente è, ad oggi, la Street Art. La giurisprudenza, per esempio, ha riconosciuto la violazione di tale diritto tanto nel caso in cui sia stata lasciata degradare un'opera d'arte per colpa del proprietario (trattasi di un caso isolato su cui si è pronunciato il Tribunale di Milano, 20.01.2005 ord. AIDA 05,1057), quanto nel caso in cui sia stata alterata la modalità di presentazione al pubblico dell'opera immaginata dall’autore. Allo stesso modo la violazione è stata riconosciuta quando l’opera di un autore è stata utilizzata, da un editore, congiuntamente ad opere di altri con cui l'autore asseriva di avere divergenze ideologiche (Pretura di Torino, 5.05.1990).

 

Nel caso di Bologna, se l’autore considerasse non corrispondere alla sua poetica la musealizzazione delle sue opere, sarebbe astrattamente configurabile la violazione dei propri diritti. D'altra parte bisogna considerare anche la finalità del progetto, di conservazione e archiviazione senza scopo di vendita. Dare una risposta univoca non è facile e la riflessione diventa di portata più ampia: l'artista può opporsi a che le sue opere vengano conservate, archiviate e tutelate o che siano poste in un museo?

 

Infine un elemento di fondamentale importanza per dare un giudizio è lo "stato" attuale della Street Art: può essere ancora oggi considerata arte di strada, sovversiva, illecita, contestatrice, estranea ai circuiti ufficiali del mercato dell’arte, tanto che la sua musealizzazione e conservazione sarebbero in contrasto con tale sua natura? È innegabile l'evoluzione che ha avuto questa forma d'arte anche nel sentire comune, non a caso gli street artist lavorano sempre più alla luce del sole e su commissione, talvolta anche di noti musei internazionali. Come per esempio lo stesso Blu che ha dipinto le facciate del museo MoCA a Los Angeles (opera successivamente censurata dal museo) e a cui sono stati commissionati lavori dalla Tate Modern di Londra e dell’Hangar Bicocca a Milano. Le opere di tali artisti, poi, sempre più vengono immesse e circolano nei più istituzionali e rinomati circuiti internazionali di commercio d'arte, basti pensare che di recente le opere di Banksy erano in vendita presso la Lionel Gallery di Amsterdam e presso TEFAF di Maastricht. Infine, si rivela la tendenza a non  percepire più come sanzionabili gli interventi fatti dai writers, senza autorizzazione, quantomeno su beni pubblici, seppure si tratti di condotte penalmente rilevanti (questo vale soprattutto per gli artisti più noti: basti pensare al noto caso francese che ha visto contrapposto il writer M.Chat contro la RATP. Fino ad oggi i writers sono stati restii ad entrare nelle aule di Tribunale per tutelare i loro diritti d'autore ed hanno preferito manifestare il proprio dissenso con l'azione. Ma, come abbiamo visto, anche la Street Art sta cambiando.

*Articolo pubblicato in "Exhibart" 93, pp. 48-49

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