2012

DIALOGHI SULL'ABITARE. LA MOLTITUDINE NEL PROCESSO DI TRASFORMAZIONE

diverserighestudio/Matteo Cavalleri/Emilio Rebecchi/EVGV Studio

La Moltitudine è un progetto di ricerca che, forte del suo approccio multidisciplinare, si propone di contrastare un'urbanistica disordinata e deregolata che adopera il territorio ed il paesaggio come una risorsa disponibile e infinita, sia per quanto riguarda gli sviluppi urbani che per le infrastrutture. La proposta avanzata intende sostituire il concetto di "uso" a quello di "consumo", ovvero restituire alla comunità dei cittadini l'utilizzo del proprio territorio partendo dalla comprensione delle dinamiche e delle articolazioni relazionali stratificatesi all'interno di esso, che sono poi alla base dell'identità e dell'esistenza della comunità stessa. La logica progettuale seguita vuole inserirsi all'interno degli orientamenti strategici e degli indirizzi urbanistici proposti dal nuovo Piano Strutturale Comunale della città di Bologna, ponendo quindi particolare attenzione al suo status di città metropolitana, agli sviluppi dei nuovi processi territoriali e all'impatto dell'attività antropologica sull'ambiente.

Come si usa un suolo?

 

Usare, oggi, un territorio significa, in primis, saperne leggere la stratificazione storico-progettuale-relazionale. Nel mondo globale il territorio non è più semplicemente all’origine dell’individuo, della sua identità e delle sue relazioni, ma si configura come la ricaduta spaziale delle relazioni che costituiscono la comunità stessa. È la concretizzazione dei rapporti ad essa sottesi. Usare il territorio significa innanzitutto consapevolezza di questo contesto complesso, saperlo riattivare all’interno di una dinamica processuale aperta, intessuta di reazioni retroattive e interconnesse. Intervenire nella progettazione di un territorio implica un’accortezza alla sua microfisica. La gestione di questa consapevolezza, determina un atteggiamento responsabile, in grado di non depauperare le potenzialità di futuro che un luogo già possiede, sia in termini di manufatti sia in termini di saperi disciolti ed agenti nel suo ecosistema.

 

Restituire territorio alla città significa anche agire sulle differenze minime, cogliere nell’esistente le potenzialità presenti - anche di reddito, si pensi alle esperienze di agricoltura peri urbana o di produzione di servizi che si innestano all’interno di progetti abitativi innovativi - e rinominarle all’interno di una nuova costellazione progettuale. Saper legare l’esistente, le sue occorrenza spesso sconnesse, all’interno di una preziosa nuova linea di senso, materiale ma anche simbolico-psichica. Agire sulla micro fisica, ma dall’altezza di un’idea che tende alla totalità del senso di un luogo, permette di sovvertire il valore di un territorio tramite un intervento minimo (di densificazione come di alleggerimento), in grado di preservare le potenzialità generative del vuoto, di ciò che apparentemente esce dalla progettazione a tavolino. Restituire territorio alla città, significa, in ultimo, progettare una nuova forma di abitare.

 

abitare, oggi

 

Un complesso intreccio di bisogni e desideri – non evidente e trasparente, ma tutto da analizzare e in qualche modo promuovere – caratterizza la domanda abitativa del nostro presente portando con sé alcune richieste fondamentali nei confronti dell'offerta, quali: flessibilità, temporaneità, qualità abitativa, economicità, diversificazione, specificità, incrementalità e progressione delle forme di accesso al bene-casa. Allo stesso tempo, pratiche abitative in parte inconsuete si stanno diffondendo tra le famiglie e le attuali forme di convivenza, offrendo ulteriori spunti circa le forme che un progetto residenziale declinato al futuro può (ed in prospettiva deve) assumere.

 

Un progetto in grado di intercettare la contemporaneità del bisogno/desiderio di alloggio chiede innanzitutto ed in generale: una maggiore articolazione dei percorsi di accesso al bene casa; un incremento del comparto dell’affitto di qualità ed a costi inferiori a quelli proposti oggi dal mercato. A fronte della carenza di politiche pubbliche – messe in difficoltà anche dalla riduzione delle risorse disponibili – e della fissità dell’offerta presente – polarizzata tra interventi immobiliari in libero mercato o interventi di edilizia popolare – un ruolo strategico nel creare un’offerta altra, costituita in particolar modo da alloggi in locazione a costi contenuti e inseriti in progetti abitativi caratterizzati da una grande qualità architettonica e da un elevato mix funzionale, può essere assunto da dinamiche imprenditoriali capaci di introdurre modelli innovativi, responsabili e carichi di futuro. Restituire un territorio alla città significa progettare le case che lo abitano come un servizio, dotarlo di un valore sociale, innervarlo di un significato universale (proprio come ogni servizio alla collettività) ma allo stesso tempo cadenzato sulle risorse che un determinato luogo offre (in termini economici ma anche relazionali).

 

strategie dell'abitare

 

sistema aperto

La casa, l’abitazione, l’abitare inteso come processo. Un concetto di spazio che possieda la capacità di adattarsi alle necessità socio-ambientali e dove si incorpori al costruito una identità individuale e collettiva che renda partecipe l’abitante del processo e quindi lasci spazio alla sua capacità di trasformare lo spazio in cui abita.

 

partecipazione

il metodo che ci permette quindi di fare queste trasformazioni, che siano alla scala della città, del quartiere o della residenza è la partecipazione in cui i cittadini collaborano a costruire l'atmosfera relazionale della città in cui vivono, perché progettare è già abitare. Pensiamo non sia più giusto utilizzare il metodo interpretativo e autoreferenziale del progetto perché la socialità non può essere intesa come risultato di una lavoro a tavolino. Le relazioni sociali hanno una loro intrinseca capacità destabilizzante: si fondano sull’evento, non sul calcolo. La progettazione deve cerare luoghi di senso, spazi porosi da considerarsi come occasioni/supporti di socialità.

 

modalità abitative

quali sono gli interventi architettonici, non edilizi, che seguono questi principi solidali e valorizzano le differenze rapportandosi con una immagine di città che lavora sullo spazio pubblico con modalità di attrazione? Quali interventi condividono quei valori politici? Le modalità abitative più citate che tendono a generare questo tipo di sentimento sono il social housing ed il co-housing, cosa hanno in comune? L'uomo ed i servizi alla persona.

 

social housing

alloggi e servizi con una forte connotazione sociale che si rivolgono a quella che viene chiamata fascia grigia, ossia quella fetta di persone che non hanno la possibilità di acquistare una casa a libero mercato né quella di accedere alle liste per una casa popolare. Essendo il nuovo mondo lavorativo e societario legati a concetti di flessibilità e temporaneità dell'abitare, queste tipologie di intervento si spossessano della logica della proprietà a favore di quella dell'affitto calmierato. Casa non come valore da raggiungere ad ogni costo ma servizio. Come supporto di socialità. Casa come oggetto transizionale, ovvero come supporto per un desiderio nuovo, come matrice di relazionalità e socialità. Come accompagnamento verso un livello di emancipazione superiore.

 

co-housing

co-housing significa autonomia di una abitazione privata che usufruisce di servizi, risorse e spazi condivisi. Progettare un co-housing significa creare principalmente spazi comuni in cui gli abitanti possano instaurare relazioni, attivare dinamiche di gestione partecipata, promuovere iniziative di intrattenimento collettivo, instaurare collaborazioni, lavorare, ospitare: co-housing è, prima di tutto quindi un comportamento. Non dipende dalla fascia sociale di appartenenza ma è prima di tutto una scelta. Concetto fondamentale è la riduzione della dimensione intima a favore di quella collettiva. Gli spazi comuni vengono consegnati “in potenziale”. Si sceglie di non interpretare anticipatamente usi prestabiliti secondo una logica di controllo sulla vita futura degli abitanti; si sceglie di realizzare spazi malleabili, adattabili, prodotti dagli attori sociali. Sarà la vita dei co-houser ad assegnare il reale uso ai luoghi, questa vita potrà essere fatta di relax, riunioni, musica, co-working, cucina, cinema, studio, attività culturali, conoscenza, bambini, solidarietà, aiuto, gruppi di acquisto, baratto, visioni comuni... è questa connessione tra spazio e vita sociale che verrà replicata nello spazio pubblico, e viceversa. Vivere un co-housing significa avere un capitale sociale sempre a disposizione. I co-houser si organizzano in gruppi di lavoro per la gestione partecipata degli spazi comuni. Il concetto è che se ognuno si occupa di un aspetto generale necessario alla gestione dell'abitare tu non ti occupi di tutti gli altri perché vi sarà qualcun altro che lo fa per te. Tale comportamento ti permette di avere tempo e risparmiare denaro, lo definirei un baratto.

 

non finito/staminali

questo significa che il progetto architettonico, la sintesi formale, può contemplare l'idea che sia il futuro abitante che si progetta la casa. Diventa una logica di grezzo molto avanzato, che necessita di lavoro e auto-costruzione per essere ultimato. Nasce la differenza tra utente, abituato a scegliersi semplicemente il mobilio, ed abitante che progetta l'ambiente in cui vive, prodotto cioè dagli attori sociali. Viene predisposta una scatola incerta, già abitabile, contenitrice di molteplici possibilità, luoghi emozionali caratterizzati dalla personalità di ciascun individuo futuro.

Per accedere all'intero progetto : 

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